FIGLI E FIGLIASTRI

 

Re Giorgio II boccia il 'decreto salva Roma' in quanto si tratterebbe di un testo profondamente diverso da quello da lui firmato in precedenza.
Il provvedimento in questione - che per semplicità viene così definito ma contiene molte altre misure - consta, tra le varie poste, di circa quattrocento milioni di Euro, che vengono stanziati dal Governo per salvare la capitale dal rischio della bancarotta, visto che il suo deficit per il solo anno corrente ammonta a più del doppio.
Sarà forse per il fatto di essere un polemista convinto, ma non posso che stigmatizzare questo comportamento da parte delle istituzioni: perché occorre per forza salvare la capitale dal fallimento?
Non dico che sia sbagliato cercare di evitare che le città siano costrette a dichiarare lo stato di insolvenza, ma rivendico questo diritto per tutti i centri urbani; non posso fare a meno di chiedermi perché, per molto meno (circa cento milioni), sia stato deciso di non aiutare Alessandria: la sindaco Maria Rita Rossa è stata costretta a dichiarare il dissesto finanziario, dopo che da Roma le era stato negato l'aiuto richiesto per rimettere in ordine i conti della città terremotati dalle ruberie effettuate dalla precedente giunta capitanata dal forzitaliota Piercarlo Fabbio.
Atto di equità sarebbe far fallire anche Roma: se così si facesse, si darebbe il segnale secondo il quale un'amministrazione locale - sia essa rosa tenue (Ignazio Marino), bianca (Francesco Rutelli), o nera (Gianni Alemanno) - non può permettersi di scialacquare i soldi dei cittadini a suo piacimento.
Infine, mi si permetta una battuta; Fabrizio Cicchitto, esponente del Nuovo Centro Destra, commenta la bocciatura del Decreto Legge intimando lo "stop alle marchette": qualcuno dovrebbe ricordargli che i forzitalioti sono passati all'opposizione.

 

Genova, 27 dicembre 2013

 

Stefano Ghio - Proletari Comunisti Genova

 

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